Home | Site map | Contatti  
PENSIERI, PAROLE, STATI D'ANIMO.
Il nuovo libro di Claudio Maffei.
Home Page Claudio Maffei Comuniconline.it Staicomevuoi.it
  Sei in: Home

Relazioni Virtuose


CATEGORIE
 
Generale [ 331 ]


ULTIMI BLOG
 
 




yyARCHIVIO BLOG
 
Archivio completo
 


CERCA
 


ULTIMI COMMENTI
 
Un commento lucido
di : claudio maffei
Un commento lucido
di : Davide De Fabritiis
Diverso da chi
di : iris
Bella la vita!
di : Iris


3 Dic 2014
La prima pagina: intervista a Claudio Maffei
Esperto di comunicazione, milanese di nascita, se non gradisce una domanda risponde in politichese preservando per se’ il suo reale pensiero. Si fida delle sensazioni iniziali, acuto osservatore, conserva un certo charme tipico degli showmen. Occhio a cenare con lui… Sara’ attento alla gestualita’ e svelera’ le vostre debolezze. Signore e signori a voi Claudio Maffei!
Chi e’ Claudio Maffei?
Un attore mancato che si e’ riciclato, insegnando alle persone ad essere piu’ efficaci con le parole
Che cosa e’ la comunicazione?
Cum moenia ( stare dentro le stesse mura ), essere concittadini, navigare sulla stessa barca. E’ strano che la parola comunione e la parola comunismo abbiano la stessa radice
Che differenza intercorre tra la comunicazione di ieri e la comunicazione di oggi?
Dalla psicologia in poi e’ cambiato il mondo. Pirandello nei suoi scritti risente di Freud. Negli ultimi anni a far diventare tutto piu’ veloce e’ stata l’informatica.
Perche’ tutti si dimenano nel parlare di comunicazione ma, pochi sono in grado di comunicare?
Perche’ questa non e’ la grande epoca della comunicazione come, erroneamente, molti credono. Ad esempio, se entri in qualsiasi vagone di metropolitana, gli adolescenti sono intenti ad essere storditi attraverso le cuffie o sono impegnati col cellulare. Altri indossano occhiali scuri. Cio’ dimostra una totale barriera verso l’esterno. Non si parla con nessuno, se non con elementi virtuali.
Tre veloci segreti da suggerire ad un venditore per aumentare il numero di vendite?
Entrare nella mappa del cliente, ovvero capire davvero le sue necessita’; saper dire le parole giuste, rammentando che non esistono sinonimi; sorridere.
Un augurio all’Italia
Dovremmo smettere di pronunciare la parola crisi ed essere consapevoli che per far accadere le cose esiste un solo modo: farle!
Un augurio a se stesso
Che il mio prossimo libro dal titolo "Il futuro non si prevede, lo si inventa" vada bene. Lo considero il mio testamento per cui mi auguro sia letto da molti poiche’ come sosteneva Italo Calvino: “Scrivere e’ una fatica nera”.
La citazione che piu’ La rappresenta?
Signore dammi la capacita’ per vedere le cose che posso cambiare, dammi la capacita’ per sopportare le cose che non posso cambiare, dammi l’intelligenza per distinguere le une dalle altre. ( Sant’Agostino)
di Elvia Gregorace
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  21:53 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



23 Nov 2014
Le 9 balle sull’immigrazione (smentite dai numeri)
Negli ultimi tempi fra le provocazioni di Salvini, i blitz di Borghezio e Casapound, le aggressioni in autobus o per strada ai danni di africani accusati di portare l’Ebola, gli scontri di Tor Sapienza, le esternazioni di Grillo circa il trattamento da riservare a chi arriva dal mare, il clima attorno agli stranieri si è di nuovo fatto abbietto e a tratti pericoloso. Ho voluto allora confutare punto per punto le argomentazioni più usate dai razzisti a vario titolo, tanto per fare chiarezza e dimostrare che il razzismo rimane un basso istinto che va semplicemente educato e soppresso e non ha alcuna ragione razionale per essere professato.

1) “Vengono tutti in Italia”
Gli stranieri in Italia sono poco più di 5 milioni e mezzo, ossia l’8% della popolazione. Solo 300 mila sono gli irregolari. Il Regno Unito è il paese europeo al primo posto per numero di nuovi immigrati con circa 560.000 arrivi ogni anno. Seguono la Germania, la Spagna e poi l’Italia. La Germania è invece il Paese Ue con il maggior numero di stranieri residenti con 7,4 milioni di persone. Seguono la Spagna e poi l’Italia. Siamo sesti inoltre per numero di richieste d’asilo (27.800). Da notare che il Paese col più alto numero di immigrati è anche l’unico che in questo momento sta crescendo economicamente.

2) “Li manteniamo con i nostri soldi”
Gli stranieri con il loro lavoro contribuiscono al Pil italiano per l’11% , mentre per loro lo Stato stanzia meno del 3% dell’intera spesa sociale. Inoltre gli immigrati ci pagano letteralmente le pensioni. L’età media dei lavoratori non italiani è 31 anni, mentre quella degli italiani 44 anni. Bisognerà aspettare il 2025 perché gli stranieri pensionati siano uno ogni 25, mentre gli italiani pensionati sono oggi 1 su 3. Ecco che i contributi versati dagli stranieri (circa 9 miliardi) oggi servono a pagare le pensioni degli italiani.

3) “Ci rubano il lavoro”
“La crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani”, è la Banca d’Italia a parlare. Il lavoro straniero in Italia ha colmato un vuoto provocato da fattori demografici. Prendiamo il Veneto. Fra il 2004 e il 2008 ci sono stati 65.000 nuovi assunti all’anno, 43.000 giovani italiani e 22.000 giovani stranieri. Nel periodo in cui i nuovi assunti sono presumibilmente nati, negli anni dal 1979 al 1983, la natalità è stata di 43.000 unità all’anno. È facile vedere allora che se non ci fossero stati gli immigrati, 22.000 posti di lavoro sarebbero rimasti vacanti. Questo al Centro-Nord. La situazione è un po’ più problematica al Sud, perché in un’economia fragile e meno strutturata spesso gli stranieri accettano paghe più basse e condizioni lavorative massacranti, rubando qualche posto agli italiani. A livello nazionale, ad ogni modo, il fenomeno non è apprezzabile.

4) “Non rispettano le leggi”
Negli ultimi 20 anni la presenza di stranieri in Italia è aumentata vertiginosamente, fra il 1998 e 2008 del 246% dice l’Istat. Eppure la delinquenza non è aumentata, ha avuto solo trascurabili variazioni: nel 2007 il numero dei reati è stato simile al 1991. Di solito si ha una percezione distorta del fenomeno perché si considerano fra i reati degli stranieri quelli degli irregolari che all’87% sono accusati di reato di clandestinità il quale consiste semplicemente nell’aver messo piede su territorio italiano.

5) “Portano l’Ebola”
L’Africa è un continente enorme, non una nazione. Le zone in cui l’Ebola ha maggiormente colpito sono Liberia e Sierra Leone. Da queste zone non giungono immigrati in Italia dove invece arrivano da Libia, Eritrea, Egitto e Somalia. I sintomi dell’Ebola poi si manifestano in 3 o 4 giorni e un migrante contagiato non potrebbe mai viaggiare per settimane giungendo fino a noi. Infine il caso Ebola è scoppiato ad aprile 2014, nei primi 8 mesi del 2014 in Italia sono arrivati circa 100 mila immigrati e neanche uno che ci abbia trasmesso l’Ebola.

6) “Aiutiamoli a casa loro”
È la frase con cui i razzisti di solito si autoassolvono, come se aiutarli a casa loro non abbia dei costi e dei rischi, e come se i nostri Governi non avessero già lavorato per affossare questa possibilità. Nel 2011, il Governo Italiano ha operato un taglio del 45% ai fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo, stanziando effettivamente 179 milioni di euro, la cifra più bassa degli ultimi 20 anni. Destiniamo a questo ambito lo 0,2 del Pil collocandoci agli ultimi posti per stanziamenti fra i Paesi occidentali. Nel 2013 il Servizio Civile ha messo a disposizione 16.373 posti di cui solo 502 all’estero, in sostanza il 19% di posti finanziati in meno rispetto al bando del 2011.

7) “Sono avvantaggiati nelle graduatorie per la casa”
Ovviamente fra i criteri per l’assegnazione delle case popolari non compare la nazionalità. I parametri di cui si tiene conto sono il reddito, numero di componenti della famiglia se superiore a 5 unità, l’età, eventuali disabilità. Gli immigrati di solito sono svantaggiati perché giovani, in buona salute e con piccoli gruppi famigliari (poiché non ricongiunti). Nel bando del 2009 indetto dal comune di Torino, il 45% dei richiedenti era straniero, solo il 10% di essi si è visto assegnare una casa. Nel comune di Genova, su 185 abitazioni messe a disposizione, solo 9 sono andate ad immigrati. A Monza su 100 assegnazioni solo 22 agli stranieri. A Bologna su 12.458 alloggi popolari assegnati, 1.122 agli stranieri.

8) “Prova a costruire una chiesa in un paese islamico”
È l’argomento che molti usano perché non si costruiscano moschee in Occidente o perché si lasci il crocifisso nei luoghi pubblici. È un argomento davvero bislacco: per quale motivo se gli altri sono incivili dovremmo esserlo anche noi? E comunque gli altri non sono incivili. In Marocco i cattolici sono meno dello 0,1% della popolazione eppure ci sono 3 cattedrali e 78 chiese. Si contano 32 cattedrali in Indonesia, 1 cattedrale in Tunisia, 7 cattedrali in Senegal, 5 cattedrali in Egitto, 4 cattedrali e 2 basiliche in Turchia, 4 cattedrali in Bosnia, 1 cattedrale negli Emirati Arabi Uniti, 3 monasteri in Siria, 7 cattedrali in Pakistan e così via.

9) “I musulmani ci stanno invadendo”
Al primo posto fra gli stranieri presenti in Italia ci sono i rumeni che sono oltre un milione. I rumeni per la maggior parte sono ortodossi. In seconda posizione ci sono gli albanesi, quasi 600 mila, per il 70% non praticanti (lascito della dominazione sovietica) e, fra i rimanenti, al 60% musulmani e al 20% ortodossi. Seguono i marocchini, quasi 500 mila, quasi totalmente musulmani, e ancora i cinesi, circa 200 mila, quasi tutti atei. Dunque in larga parte gli stranieri in Italia sono cristiani, oppure atei, solo in piccola parte professanti l’Islam.

“Un buon capro espiatorio vale quasi quanto una soluzione”: A. Bloch.

Andrea Colasuonno
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  16:55 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



13 Nov 2014
Oggi: giornata mondiale della gentilezza
UN DECALOGO DA SEGUIRE TUTTO L'ANNO

1) SII GENTILE CON TE STESSO:

Non possiamo piacere agli altri se prima non piacciamo a noi stessi.

2) FAI SENTIRE IMPORTANTE L'ALTRA PERSONA:

Il modo migliore per dimostrare attenzione verso qualcuno è essere sinceramente interessati a lui e alla sua vita

3) SORRIDI:

“Un sorriso è un modo molto economico di migliorare il tuo aspetto". (Jean Toomer).
È innegabile che tutti noi siamo molto più attratti dalle persone sorridenti, positive, che trasmettono serenità e voglia di vivere, perché stare con loro ci fa stare bene.

4) DIVENTA PIU' DIVERTENTE:

Fai ridere gli altri e falli interessare alle tue storie in modo che a loro piaccia starti vicino.

5) SORPRENDI:

La sorpresa sarà più gradita quanto più corrisponderà ai desideri del tuo interlocutore. Come conoscerli? Passa al prossimo punto.

6) ASCOLTA:

Se vuoi far colpo su una persona, ascoltala con attenzione e sincero interesse. Solo ascoltando attentamente guadagni fiducia e confidenza.

7) SCOPRI LE CORDE GIUSTE:

Persone diverse sono attratte da cose diverse, perciò è opportuno sviluppare le capacità di ascolto e di osservazione. Scopo di questo gioco è lasciare le persone in uno stato emozionale migliore di quello in cui si trovavano prima di incontrarle.

8) RICORDATI I NOMI:

Il nome di battesimo è il suono più bello che una persona possa sentire sulla bocca altrui. Quando ti viene presentato qualcuno sforzati di imparare il suo nome ripetendolo più volte mentalmente.

9) SII TE STESSO:

Ricorda il concetto di identità. Gentilezza non significa ipocrisia. Cercare di piacere a chi ci sta davanti non significa mettersi una maschera o recitare una parte.

10) DAI ATTENZIONE TOTALE:

Dimostra al tuo interlocutore la sua unicità. Dedicagli anche solo tre minuti della tua vita, ma fallo con AMORE.

 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  19:24 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



30 Ott 2014
La presunta lettera di Albert Einstein a sua figlia Lieserl
Quando proposi la teoria della relatività, pochissimi mi capirono, e anche quello che rivelerò a te ora, perché tu lo trasmetta all’umanità, si scontrerà con l’incomprensione e i pregiudizi del mondo. Comunque ti chiedo che tu lo custodisca per tutto il tempo necessario, anni, decenni, fino a quando la società sarà progredita abbastanza per accettare quel che ti spiego qui di seguito.
Vi è una forza estremamente potente per la quale la Scienza finora non ha trovato una spiegazione formale. È una forza che comprende e gestisce tutte le altre, ed è anche dietro qualsiasi fenomeno che opera nell’universo e che non è stato ancora individuato da noi. Questa forza universale è l’Amore. Quando gli scienziati erano alla ricerca di una teoria unificata dell’universo, dimenticarono la più invisibile potente delle forze. L’amore è Luce, visto che illumina chi lo dà e chi lo riceve.
L’amore è Gravità, perché fa in modo che alcune persone si sentano attratte da altre. L’amore è Potenza, perché moltiplica il meglio che è in noi, e permette che l’umanità non si estingua nel suo cieco egoismo. L’amore svela e rivela. Per amore si vive e si muore.
Questa forza spiega il tutto ed à un senso maiuscolo alla vita. Questa è la variabile che abbiamo ignorato per troppo tempo, forse perché l’amore ci fa paura, visto che è l’unica energia dell’universo che l’uomo non ha imparato a manovrare a suo piacimento. Per dare visibilità all’amore, ho fatto una semplice sostituzione nella mia più celebre equazione.
Se invece di E = mc2 accettiamo che l’energia per guarire il mondo può essere ottenuta attraverso l’amore moltiplicato per la velocità della luce al quadrato, giungeremo alla conclusione che l’amore è la forza più potente che esista, perché non ha limiti.
Dopo il fallimento dell’umanità nell’uso e il controllo delle altre forze dell’universo, che si sono rivolte contro di noi, è arrivato il momento di nutrirci di un altro tipo di energia. Se vogliamo che la nostra specie sopravviva, se vogliamo trovare un significato alla vita, se vogliamo salvare il mondo e ogni essere senziente che lo abita, l’amore è l’unica e l’ultima risposta. Forse non siamo ancora pronti per fabbricare una bomba d’amore, un artefatto abbastanza potente da distruggere tutto l’odio, l’egoismo e l’avidità che affliggono il pianeta.
Tuttavia, ogni individuo porta in sé un piccolo ma potente generatore d’amore la cui energia aspetta solo di essere rilasciata. Quando impareremo a dare e ricevere questa energia universale, Lieserl cara, vedremo come l’amore vince tutto, trascende tutto e può tutto, perché l’amore è la quintessenza della vita.
Sono profondamente dispiaciuto di non averti potuto esprimere ciò che contiene il mio cuore, che per tutta la mia vita ha battuto silenziosamente per te. Forse è troppo tardi per chiedere scusa, ma siccome il tempo è relativo, ho bisogno di dirti che ti amo e che grazie a te sono arrivato all’ultima risposta.
Tuo padre Albert Einstein
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  19:10 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



20 Ott 2014
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
IPOTETICA LETTERA A RENZI: magari prima o poi gliela spedisco.
Caro Presidente Renzi,
sono una ragazza di 29 anni, ex insegnante di scuola pubblica e privata, attualmente Coach e Trainer di PNL che si occupa anche di scuola. Sono infatti "scappata" dal sistema scolastico vecchio perché ne ho visto e percepito i limiti e i danni sui bimbi e sui ragazzi adolescenti. Ho voluto passare dalla parte di chi aiuta trovando e creando sol...uzioni rapide a problemi di approccio al sistema scolastico.
Occorre fare qualcosa subito e urgentemente. Occorre cambiare il paradigma con cui è pensata la scuola. Occorre cambiare contenuti e programmi. Con l'esperienza maturata e il percorso di formazione che ho seguito, mi pare logico ed evidente intervenire a monte, sull'impostazione generale della scuola e degli insegnanti. Non può essere valido un sistema scolastico che era valido più di un secolo fa. Siamo indietro, andiamo lenti rispetto all'evoluzione del mondo che ci circonda.
Cambiare paradigma vuol dire ripensare del tutto l'approccio allo studio: troppi ragazzi oggi sono vittime dell'attuale sistema . Non è possibile che siano loro sbagliati, è il sistema intero che va ripensato.

Occorre ragionare per talenti, stimolare il pensiero divergente, la curiosità, l'intraprendenza personale, cambiare il metodo di valutazione, unire il benessere di mente e corpo, aggiornare i programmi, le materie, i metodi.

Le scriverò tutti i giorni con la speranza di poterLa incontrare per portarle la mia esperienza, le mie idee, i progetti che sogno per il futuro di bimbi che altrimenti rischiano di non riuscire nemmeno a vederlo un futuro. La prego di considerare questa voce fuori dal coro, coraggiosa, che osa farsi avanti: ci riprenderemo come nazione solo se avremo coraggio di osare a cambiare davvero.

Beatrice Raso
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  19:34 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



10 Ott 2014
Public speaking, come fare una buona visualizzazione
Molte persone pensano che visualizzare una situazione come la seguente prima di parlare in pubblico - "Sto parlando tranquillamente davanti al mio pubblico, la mia presentazione sta andando bene, chi mi sta di fronte annuisce e sorride" – possa aiutarli sia a parlare in modo migliore sia a ridurre la paura del public speaking.

Forse può farci sentire meglio per un po' ma alcuni studi contrastano il credo che possa rendere la nostra performance migliore o ridurre la paura di parlare in pubblico.

In realtà, ci sono altri tipi di visualizzazione utili prima di parlare in pubblico.

Visualizzazione per un'esposizione ottimale
La visualizzazione in questione è la visualizzazione del processo. Durante una visualizzazione del processo, visualizziamo tutti i passi necessari per ottenere il risultato che vogliamo.

Proviamo a immaginarci:

•Mentre prepariamo la presentazione o il discorso;
•Quando ripetiamo la presentazione o il discorso;
•Durante la presentazione davanti a un pubblico normale (persone che annuiscono, chi resta impassibile, chi gioca col proprio smartphone);
•Nel caso in cui risolviamo in maniera concreta i problemi che possono sorgere durante la presentazione.


Visualizzazione per ridurre la paura di parlare in pubblico
La visualizzazione classica può farci sentire bene per un breve periodo o quando la pratichiamo. Ci sono tuttavia tre aspetti negativi rispetto a questo tipo di visualizzazione per ridurre la paura di parlare in pubblico.

Non è credibile
Vuol dire che avrà un impatto a breve termine, se ce l'avrà, sulle tue emozioni.

Non è basata sulla realtà
Questo tipo di visualizzazione non ci aiuta quando siamo di fronte a un pubblico "normale". Un pubblico normale di solito è composto di persone che annuiscono e sorridono, di persone vagamente interessate e altre che nemmeno ti guardano negli occhi. Quando la realtà si scontra con ciò che abbiamo visualizzato, ogni sentimento positivo che avevamo tende a scomparire.

Non ci prepara per i momenti di difficoltà
In particolare, questa visualizzazione non ci aiuta quando le cose si mettono male. E' come quando una squadra sportiva visualizza una partita facile, dove gli avversari scompaiono e segnano senza fare alcuno sforzo. Gli sportivi non fanno così. Studiano gli avversari nel dettaglio e preparano le strategie di cui hanno bisogno per controbattere alle mosse di chi starà di fronte loro.

Visualizzazione razionale
Tuttavia c'è un tipo di visualizzazione che, secondo strategie già testate, può aiutarci a ridurre la paura di parlare in pubblico.

Parliamo della visualizzazione razionale. In questo tipo di visualizzazione, visualizziamo noi stessi durante la nostra presentazione – incluso tutto ciò che può andar male. Per esempio, il proiettore o il pc che non funzionano, avere un vuoto di memoria, il pubblico che si annoia.

Pianifichiamo una strategia che useremo in quella situazione e poi visualizziamo noi stessi che applichiamo le strategie pianificate durante la presentazione risolvendo efficacemente la situazione di disagio.

Tutto ciò ci aiuta a ridurre la paura in due modi:

•Sviluppiamo alcune strategie pratiche da usare quando le cose vanno male. Per esempio, ci assicuriamo di avere del materiale cartaceo qualora la tecnologia dovesse fare i capricci. Sapere di avere un "piano B" pronto ci darà la possibilità di essere meno preoccupati qualora il proiettore o un pc non dovessero funzionare.


•Nella nostra testa avremo ripetuto in maniera efficace le soluzioni per i problemi. Per esempio, se abbiamo rivisto come recuperare una situazione da vuoto di memoria, non avremo più una vocina in testa che ci dice "se ho un vuoto di memoria, sono rovinato". Invece, saremo capaci di dire a noi stessi "Spero di non avere un vuoto di memoria ma se dovesse succedere, so come risolverlo".
Quindi, non visualizziamo solo il successo. Visualizziamo i passi necessari per raggiungere il successo.

Mario Grasso
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  21:33 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



29 Set 2014
I giovani cantano insieme?
Grazie!
Grazie, in rigoroso ordine alfabetico a Claudio Baglioni,
Lucio Battisti, Edoardo Bennato, Adriano Celentano,
Riccardo Cocciante, Lucio Dalla, Pino Daniele, Fabrizio De Andrè,
Francesco De Gregori, Giorgio Gaber, Ricky Gianco,
Francesco Guccini, Enzo Jannacci, Bruno Lauzi ,
Domenico Modugno, Gianna Nannini, Gino Paoli, Luigi Te n c o ,
Roberto Vecchioni, Antonello Venditti.
Io volevo essere uno di loro.
Ci ho anche provato e, per un po’, ci sono riuscito contro tutti
e tutto.
Sono stato quello che si può definire un ottimo dilettante. Le
loro canzoni mi hanno permesso di ricevere applausi, di divertire
gli amici e anche... di far innamorare qualche ragazzina.
Una generazione speciale, la mia, quella che oggi verre b b e
definita la generazione del ’68.
Da quegli anni in poi, la musica ha avuto, per le giovani generazioni,
il ruolo di lingua mondiale, unificando i popoli molto più
della politica o delle religioni.
Giovani di tutte le nazionalità si sono incontrati a Woodstock o
all’Isola di Wight, fraternizzando in due ore come mai sarebbero
riusciti a fare, dibattendo i loro problemi per giorni e giorni.
In quegli anni, sull’onda del pacifismo e dell’amore per gli altri,
la musica era semplicemente comunicare con la gente, soprattutto
quella della nostra età.
E io mi ci sono buttato.
Già nel 1966, a soli 14 anni, partecipai al Festival studentesco
che coinvolse tutte le scuole superiori di Milano.
La totale ignoranza della lingua inglese mi portò, immediatamente,
a interpretare le canzoni dei principali complessi italiani, i
Camaleonti, i Dik Dik, l’Equipe 84, i Giganti. Subito dopo, sfasciati
due o tre complessi per il mio maledetto carattere anarchico e zingaresco,
iniziai a interpretare i cantautori, primi fra tutti Francesco
Guccini e Fabrizio De Andrè.
Quante notti sulla spiaggia, quanti fuochi, quante bottiglie di
vino e poi, finalmente un palcoscenico, microfoni, riflettori e... il
pubblico.
Naturalmente facevo tutto ciò solo e unicamente per passione:
"vendere non passava tra i miei rischi", per fare una dotta citazione.
Non mi sembra che gli adolescenti di oggi abbiano lo stesso amore per la musica, soprattutto per la musica condivisa, cantata insieme.
Oggi la musica è fruita singolarmente e perde, così, quella sua caratteristica di linguaggio universale che unisce e rende fratelli gli uomini di qualunque lingua, religione e appartenenza.
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  22:28 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



19 Set 2014
Non si tratta di guadagnare tempo ma di perderne
Muovevo i primi passi nel mondo del lavoro quanto un manager rampante mi disse: “Chi lavora più degli altri fa più carriera degli altri”. Sinceramente questa dichiarazione mi sconvolse. Il giudizio può e s s e re solo quantitativo? Vale più la quantità della qualità? Oggi, dopo circa trent’anni, ho confermato sempre più un’avversione nei confronti di questo tipo di mentalità. Quanto agiamo in fretta non abbiamo tempo per immaginare, per pensare, per creare. E chi crea si diverte, lavora meglio, è felice. Purtroppo, invece, questi sono gli anni della “occupazione globale”. Alleviamo i nostri bambini tra la scuola, la piscina, l’inglese e la TV. Tenersi sempre occupati, secondo me, è un modo per non p e n s a re, per non sentire l’angoscia e la solitudine che abbiamo dentro. Le persone usano la TV, il cellulare, e ora anche internet per non sentirsi isolate. La nostra cultura è talmente dedita al movimento, alla fretta e all’occupazione globale da renderci incapaci di fissare l’orologio lasciando correre le lancette anche per un solo minuto. Prima ci riempiamo la vita di impegni, e poi? Ci sentiamo troppo occupati e rinunciamo a vedere gli amici, ad andare a teatro, a passeggiare nei boschi. Il manager e l’imprenditore sono i massimi esponenti della categoria degli occupati; nelle aziende, infatti, non vieni giudicato per quello che sei, ma per quello che fai, per quanto guadagni e per la tua carriera. Io, fin da giovane, mi sono sempre rifiutato di identificarmi in ciò che faccio. Lo trovo estremamente limitativo. Poi, sinceramente, tutto ciò è fonte di stress. Alcuni sintomi? Vedere il lato negativo delle cose, sentirsi oppressi e avere ansie e timori, trovare irritanti gli altri, sentirsi tesi e cambiare umore. Pensare troppo al lavoro. Credo che dovremmo insegnare ai giovani altri valori. È bene che sappiano liberarsi dalla ricerca spasmodica del successo, dalle corse contro l’orologio, dal presenzialismo. Per essere felici e realizzati, i futuri manager e imprenditori dovranno organizzare cene dove sia proibito parlare di lavoro, coltivare amicizie disinteressate, fare passeggiate lungo la spiaggia, godersi una prima colazione in santa pace. Un’ora di pensiero libero porta più benefici di giornate di lavoro in ufficio. Avviciniamoci alla natura: boschi, cascate, onde del mare stimolano le capacità creative.
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  22:34 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



7 Set 2014
Ma la comunicazione è ancora di moda?
Relazioni umane: l’insieme delle attività che tendono a migliorare i rapporti tra i dirigenti di un’azienda e i loro dipendenti. Relazioni pubbliche: l’insieme dei mezzi che tendono a migliorare i rapporti non direttamente economici di un’azienda, o di un ente, con il pubblico. Era davanti a me in carne e ossa il Cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, quando pronunciò una frase che mi colpì molto “non si possono ridurre a tecniche cose che riguardano la dignità e l’esistenza stessa, come le relazioni fra gli uomini”. Non si possono ridurre a tecniche... che bello! Che calcio negli stinchi a tutti i “tecnici della comunicazione o delle relazioni pubbliche”. Non si possono ridurre a tecniche... eppure sul vocabolario è scritto “l’insieme delle attività... l’insieme dei mezzi”. No, non è così; non basta parlare di mezzi e di attività, bisogna parlare di cuore, di sangue, di spirito. Purtroppo, nelle aziende, il cuore non c’è. Neppure l’ombra. Si è passati dal panettone e lo spumante regalati a Natale alle attività di comunicazione interna fatte solo per ridurre la conflittualità. La comunicazione è sempre stata strumentalizzata. Si è accettato di far comunicazione per controllare meglio gli altri, ma la comunicazione non è controllo o potere, è accogliere le idee altrui, cercare la critica più che il consenso. È compre n d e re le ragioni del dissenso per stabilire, appunto, sistemi di “relazione”. C o m u n i c a re vuol dire mettere in comune, non approfittare della dabbenaggine altrui attraverso raffinate tecniche. In un’azienda multinazionale che mi ha convocato per comunicare meglio esistevano tre mense. Quella dei dirigenti (tovaglioli di stoffa), quella degli impiegati (tovaglioli di carta), quella degli operai (senza tovaglioli). Quando dissi che la comunicazione doveva partire dall’eliminazione di queste differenze, mi presero per pazzo. Ovviamente non ho firmato il contratto di consulenza.
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  23:34 | aggiungi commento | commenti presenti [0]



25 Lug 2014
Imparare la retorica
Molti anni fa, ai tempi in cui un debitore insolvente poteva essere gettato in prigione, un mercante di Londra si trovò, per sua sfortuna, ad avere un grosso debito con un usuraio.
L'usuraio, che era vecchio e brutto, si invaghì della bella e giovanissima figlia del mercante, e propose un affare.
Disse che avrebbe condonato il debito se avesse avuto in cambio la ragazza. Il mercante e sua figlia rimasero inorriditi dalla proposta. Perciò l'astuto usuraio propose di lasciar decidere alla Provvidenza. Disse che avrebbe messo in una borsa vuota due sassolini, uno bianco e uno nero, e che poi la fanciulla avrebbe dovuto estrarne uno. Se fosse uscito il sassolino nero, sarebbe diventata sua moglie e il debito di suo padre sarebbe stato condonato. Se la fanciulla invece avesse estratto quello bianco, sarebbe rimasta con suo padre e anche in tal caso il debito sarebbe stato rimesso.
Ma se si fosse rifiutata di procedere all'estrazione, suo padre sarebbe stato gettato in prigione e lei sarebbe morta di stenti.
Il mercante, benché con riluttanza, finì con l'acconsentire. In quel momento si trovavano su un vialetto di ghiaia del giardino del mercante e l'usuraio si chinò a raccogliere i due sassolini. Mentre egli li sceglieva, gli occhi della fanciulla, resi ancor più acuti dal terrore, notarono che egli prendeva e metteva nella borsa due sassolini neri. Poi l' usuraio invitò la fanciulla a estrarre il sassolino che doveva decidere la sua sorte e quella di suo padre.
Che fare?
1. Rifiutarsi di estrarre il sassolino
2. mostrare che la borsa contiene due sassolini neri e smascherare l'usuraio imbroglione
3. estratte uno dei sassolini neri e sacrificarsi per salvare il padre dalla prigione.
SONO QUESTE LE SOLUZIONI POSSIBILI? ALL'APPARENZA SI
La storia continua narrando che la ragazza introdusse la mano nella borsa ed estrasse un sassolino, ma senza neppure guardarlo se lo lasciò sfuggire di mano facendolo cadere sugli altri sassolini dei vialetto, fra i quali si confuse.
"Oh, che sbadata! ¬ esclamò ¬ ma non vi preoccupate: se guardate nella borsa potrete immediatamente dedurre, dal colore del sassolino rimasto, il colore dell'altro".
Questo racconto è tratto da Il pensiero laterale, il famoso libro di Edward De Bono. Il Pensiero laterale è, secondo De Bono, l'opposto de pensiero verticale quello che noi definiremmo razionalità.
Ho stilato un decalogo per il comunicatore ideale.
Al primo punto ho scritto INNOVATORE. Infatti, per un oratore, il più grave difetto è la ripetitività. Inoltre, chi parla a un pubblico deve essere abilissimo in ciò che io definisco "la gestione della crisi". Ogni volta è diverso, cambiano i luoghi fisici, cambiano le persone, cambiano gli input da parte della platea. Va prestata grande attenzione anche all'uso dei mezzi tecnici ( videoproiettori, slide, filmati) che sono fantastici strumenti tecnologici ma possono abbandonarci per un guasto in qualunque momento.
Cosa dovrà fare in quel caso l'oratore? Ovviamente saper andare avanti.
Ma veniamo al nostro decalogo. Chi parla a un pubblico dovrà essere:

1. Innovatore
Idee, idee, idee. Non bisogna essere dei geni, basta rubarle. L'archivio è la miglior fonte di ispirazione di un oratore. Dovrà essere pieno di ritagli, di pagine strappate da riviste e quotidiani, di appunti suddivisi per ogni argomento. Il tutto, naturalmente, riordinato in modo originale.
2. Competente
La formazione permanente è, in questi anni, non solo necessaria ma indispensabile, il mondo va velocissimo, è necessario migliorare continuamente le nostre competenze.
3. Esperto
Migliorare le competenze non significa dimenticare il passato. Il nostro bagaglio di esperienze dovrà essere il punto da cui partire per migliorare il nostro lavoro senza ripetere errori già fatti.
4. Propositivo
Tenersi aggiornati è fondamentale per chiunque voglia incantare una platea. La funzione dell'ascolto viene sicuramente prima di quella della parola. Se ci porremo in una dimensione di ascolto potremo allargare a dismisura i nostri elementi di giudizio. Purtroppo l'egocentrismo che contraddistingue ognuno di noi non ci permette di prestare la dovuta attenzione.
5. Entusiasta
Scegliere gli obiettivi, trovare le idee, crederci, essere creativi, agire di conseguenza, avere fiducia in se stessi, questo è l'atteggiamento vincente. E' importante imparare a comunicare in modo da ottenere l'effetto desiderato. L'unico risultato della comunicazione ¬ dice la PNL ¬ è l'atteggiamento altrui.
6. Trasparente
La trasparenza è una richiesta che, in questi anni, viene dalla società civile. Per troppo tempo si sono usate le scorciatoie, i trucchi, i mezzucci. A volte l'oratore ricerca più l'efficacia che la verità, più il consenso che le critiche. Non si tratta di cercare consenso ma aperture, prospettive, dialogo. Essere trasparenti significa anche accogliere le idee altrui senza preconcetti.
7. Determinato
Un grande maestro della comunicazione diceva: " Ho visto persone di successo piene di difetti. Alcuni erano bari, ladri, impostori ed altro ancora. Non ne ho mai visto uno che fosse ancora a letto alle sette della mattina".La determinazione è credere nel proprio successo, puntare decisi all'obiettivo, certi di farcela senza risparmiare energie. Qualcuno mi chiede, quanto tempo ci metto a diventare un grande oratore? La risposta è sempre la stessa: Se ti alleni tutti i giorni ci metterai poco.
8. Curioso
La curiosità non è un difetto, anzi. Senza la curiosità non esisterebbero inventori, scienziati, ricercatori. Le soluzioni vengono trovate attraverso la curiosità che è sempre accoppiata a concetti come fantasia, immaginazione, creatività. Mantenete vivo il vostro complesso di Peter Pan, siate eterni bambini a caccia di informazioni per crescere. Quindi non solo dibattiti, convegni e corsi, ma anche cinema, teatro, programmi televisivi e tanti, tanti libri
9. Paziente
La pazienza non è una dote, ma un atteggiamento, un modo di vivere. Non ci deriva dalla nascita, non è nel DNA, ma va coltivata giorno per giorno. In un epoca in cui il tempo corre veloce facciamo fatica a comprendere che la fretta è nemica della qualità. Un mio collega cita sempre un antico proverbio piemontese "fai in fretta, ma vai piano". La pazienza è la dote fondamentale per le relazioni interpersonali. Rispettate i tempi altrui.
10. Tenace
La mancanza di costanza è un errore frequente, spesso quelli che giungono al successo non sono i migliori, ma sono quelli che ci hanno veramente creduto. Chi è veramente tenace può riuscire in tutto anche in quello che la gente normalmente chiama "miracoli"!.
La tenacia significa anche buona capacità organizzativa, mente aperta, intelligenza, originalità, cultura, dedizione e, quindi faticate, gente, faticate.
Queste sono le caratteristiche del buon comunicatore , ma la caratteristica principale è quella contenuta nella storia che vi ho appena raccontato. Il buon comunicatore dovrà saper sviluppare il pensiero laterale per poter costantemente trovare soluzioni innovative. La qualità non può essere un obiettivo. La qualità è un dato di fatto da cui partire. Un dato imprescindibile
 
Generale
postato da  Claudio Maffei alle  23:23 | aggiungi commento | commenti presenti [0]





pagina 7 di 341 2 3 4 5 6 7 8 9 10   pagine successive




 Stampa questa pagina
 
 © Comuniconline.it - Web Project Graffiti 2000